Contenuti e modalità di svolgimento del tirocinio

mingiustiziaLEGGE 31 dicembre 2012, n. 247 – Nuova disciplina dell’ordinamento della professione forense.

Art. 41 – Contenuti e modalita’ di svolgimento del tirocinio

1. Il tirocinio professionale consiste nell’addestramento, a
contenuto teorico e pratico, del praticante avvocato finalizzato a
fargli conseguire le capacita’ necessarie per l’esercizio della
professione di avvocato e per la gestione di uno studio legale
nonche’ a fargli apprendere e rispettare i principi etici e le regole
deontologiche.
2. Presso il consiglio dell’ordine e’ tenuto il registro dei
praticanti avvocati, l’iscrizione al quale e’ condizione per lo
svolgimento del tirocinio professionale.
3. Per l’iscrizione nel registro dei praticanti avvocati e la
cancellazione dallo stesso si applicano, in quanto compatibili, le
disposizioni previste dall’articolo 17.
4. Il tirocinio puo’ essere svolto contestualmente ad attivita’ di
lavoro subordinato pubblico e privato, purche’ con modalita’ e orari
idonei a consentirne l’effettivo e puntuale svolgimento e in assenza
di specifiche ragioni di conflitto di interesse.
5. Il tirocinio e’ svolto in forma continuativa per diciotto mesi.
La sua interruzione per oltre sei mesi, senza alcun giustificato
motivo, anche di carattere personale, comporta la cancellazione dal
registro dei praticanti, salva la facolta’ di chiedere nuovamente
l’iscrizione nel registro, che puo’ essere deliberata previa nuova
verifica da parte del consiglio dell’ordine della sussistenza dei
requisiti stabiliti dalla presente legge.
6. Il tirocinio puo’ essere svolto:
a) presso un avvocato, con anzianita’ di iscrizione all’albo non
inferiore a cinque anni;
b) presso l’Avvocatura dello Stato o presso l’ufficio legale di
un ente pubblico o presso un ufficio giudiziario per non piu’ di
dodici mesi;
c) per non piu’ di sei mesi, in altro Paese dell’Unione europea
presso professionisti legali, con titolo equivalente a quello di
avvocato, abilitati all’esercizio della professione;
d) per non piu’ di sei mesi, in concomitanza con il corso di
studio per il conseguimento della laurea, dagli studenti regolarmente
iscritti all’ultimo anno del corso di studio per il conseguimento del
diploma di laurea in giurisprudenza nel caso previsto dall’articolo
40.
7. In ogni caso il tirocinio deve essere svolto per almeno sei mesi
presso un avvocato iscritto all’ordine o presso l’Avvocatura dello
Stato.
8. Il tirocinio puo’ essere svolto anche presso due avvocati
contemporaneamente, previa richiesta del praticante e previa
autorizzazione del competente consiglio dell’ordine, nel caso si
possa presumere che la mole di lavoro di uno di essi non sia tale da
permettere al praticante una sufficiente offerta formativa.
9. Fermo restando quanto previsto dal comma 6, il diploma
conseguito presso le scuole di specializzazione per le professioni
legali, di cui all’articolo 16 del decreto legislativo 17 novembre
1997, n. 398, e successive modificazioni, e’ valutato ai fini del
compimento del tirocinio per l’accesso alla professione di avvocato
per il periodo di un anno.
10. L’avvocato e’ tenuto ad assicurare che il tirocinio si svolga
in modo proficuo e dignitoso per la finalita’ di cui al comma 1 e non
puo’ assumere la funzione per piu’ di tre praticanti
contemporaneamente, salva l’autorizzazione rilasciata dal competente
consiglio dell’ordine previa valutazione dell’attivita’ professionale
del richiedente e dell’organizzazione del suo studio.
11. Il tirocinio professionale non determina di diritto
l’instaurazione di rapporto di lavoro subordinato anche occasionale.
Negli studi legali privati, al praticante avvocato e’ sempre dovuto
il rimborso delle spese sostenute per conto dello studio presso il
quale svolge il tirocinio. Ad eccezione che negli enti pubblici e
presso l’Avvocatura dello Stato, decorso il primo semestre, possono
essere riconosciuti con apposito contratto al praticante avvocato
un’indennita’ o un compenso per l’attivita’ svolta per conto dello
studio, commisurati all’effettivo apporto professionale dato
nell’esercizio delle prestazioni e tenuto altresi’ conto
dell’utilizzo dei servizi e delle strutture dello studio da parte del
praticante avvocato. Gli enti pubblici e l’Avvocatura dello Stato
riconoscono al praticante avvocato un rimborso per l’attivita’
svolta, ove previsto dai rispettivi ordinamenti e comunque nei limiti
delle risorse disponibili a legislazione vigente.
12. Nel periodo di svolgimento del tirocinio il praticante
avvocato, decorsi sei mesi dall’iscrizione nel registro dei
praticanti, purche’ in possesso del diploma di laurea in
giurisprudenza, puo’ esercitare attivita’ professionale in
sostituzione dell’avvocato presso il quale svolge la pratica e
comunque sotto il controllo e la responsabilita’ dello stesso anche
se si tratta di affari non trattati direttamente dal medesimo, in
ambito civile di fronte al tribunale e al giudice di pace, e in
ambito penale nei procedimenti di competenza del giudice di pace, in
quelli per reati contravvenzionali e in quelli che, in base alle
norme vigenti anteriormente alla data di entrata in vigore del
decreto legislativo 19 febbraio 1998, n. 51, rientravano nella
competenza del pretore. L’abilitazione decorre dalla delibera di
iscrizione nell’apposito registro. Essa puo’ durare al massimo cinque
anni, salvo il caso di sospensione dall’esercizio professionale non
determinata da giudizio disciplinare, alla condizione che permangano
tutti i requisiti per l’iscrizione nel registro.
13. Il Ministro della giustizia con proprio decreto adotta, sentito
il CNF, il regolamento che disciplina:
a) le modalita’ di svolgimento del tirocinio e le relative
procedure di controllo da parte del competente consiglio dell’ordine;
b) le ipotesi che giustificano l’interruzione del tirocinio,
tenuto conto di situazioni riferibili all’eta’, alla salute, alla
maternita’ e paternita’ del praticante avvocato, e le relative
procedure di accertamento;
c) i requisiti di validita’ dello svolgimento del tirocinio, in
altro Paese dell’Unione europea.
14. Il praticante puo’, per giustificato motivo, trasferire la
propria iscrizione presso l’ordine del luogo ove intenda proseguire
il tirocinio. Il consiglio dell’ordine autorizza il trasferimento,
valutati i motivi che lo giustificano, e rilascia al praticante un
certificato attestante il periodo di tirocinio che risulta
regolarmente compiuto.
Note all’art. 41:
– Si riporta il testo dell’articolo 16 del decreto
legislativo 17 novembre 1997, n. 398 (Modifica alla
disciplina del concorso per uditore giudiziario e norme
sulle scuole di specializzazione per le professioni legali,
a norma dell’articolo 17, commi 113 e 114, della L. 15
maggio 1997, n. 127):
“Art. 16 (Scuola di specializzazione per le professioni
legali). – 1. Le scuole di specializzazione per le
professioni legali sono disciplinate, salvo quanto previsto
dal presente articolo, ai sensi dell’articolo 4, comma 1,
della legge 19 novembre 1990, n. 341.
2. Le scuole di specializzazione per le professioni
legali, sulla base di modelli didattici omogenei i cui
criteri sono indicati nel decreto di cui all’articolo 17,
comma 114, della legge 15 maggio 1997, n. 127, e nel
contesto dell’attuazione della autonomia didattica di cui
all’articolo 17, comma 95, della predetta legge, provvedono
alla formazione comune dei laureati in giurisprudenza
attraverso l’approfondimento teorico, integrato da
esperienze pratiche, finalizzato all’assunzione
dell’impiego di magistrato ordinario o all’esercizio delle
professioni di avvocato o notaio. L’attivita’ didattica per
la formazione comune dei laureati in giurisprudenza e’
svolta anche da magistrati, avvocati e notai. Le attivita’
pratiche, previo accordo o convenzione, sono anche condotte
presso sedi giudiziarie, studi professionali e scuole del
notariato, con lo specifico apporto di magistrati, avvocati
e notai.
2-bis. La durata delle scuole di cui al comma 1 e’
fissata in due anni per coloro che conseguono la laurea in
giurisprudenza secondo l’ordinamento didattico previgente
all’entrata in vigore degli ordinamenti didattici dei corsi
di laurea e di laurea specialistica per la classe delle
scienze giuridiche, adottati in esecuzione del decreto 3
novembre 1999, n. 509 del Ministro dell’universita’ e della
ricerca scientifica e tecnologica.
2-ter. Le disposizioni di cui al comma 2-bis si
applicano anche a coloro che conseguono la laurea
specialistica o magistrale in giurisprudenza sulla base
degli ordinamenti didattici adottati in esecuzione del
regolamento di cui al decreto del Ministro dell’universita’
e della ricerca scientifica e tecnologica 3 novembre 1999,
n. 509, e successive modificazioni. Per tali soggetti, a
decorrere dall’anno accademico 2007-2008, con regolamento
del Ministro dell’universita’ e della ricerca, di concerto
con il Ministro della giustizia, adottato ai sensi
dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n.
400, l’ordinamento didattico delle Scuole di cui al comma 1
puo’ essere articolato sulla durata di un anno.
3. Le scuole di cui al comma 1 sono istituite, secondo
i criteri indicati nel decreto di cui all’articolo 17,
comma 114, della legge 15 maggio 1997, n. 127 , dalle
universita’, sedi di facolta’ di giurisprudenza, anche
sulla base di accordi e convenzioni interuniversitari,
estesi, se del caso, ad altre facolta’ con insegnamenti
giuridici.
4. Nel consiglio delle scuole di specializzazione di
cui al comma 1 sono presenti almeno un magistrato
ordinario, un avvocato ed un notaio.
5. Il numero dei laureati da ammettere alla scuola, e’
determinato con decreto del Ministro dell’universita’ e
della ricerca scientifica e tecnologica, di concerto con il
Ministro di grazia e giustizia, in misura non inferiore al
dieci per cento del numero complessivo di tutti i laureati
in giurisprudenza nel corso dell’anno accademico
precedente, tenendo conto, altresi’, del numero dei
magistrati cessati dal servizio a qualunque titolo
nell’anno precedente aumentato del venti per cento del
numero di posti resisi vacanti nell’organico dei notai nel
medesimo periodo, del numero di abilitati alla professione
forense nel corso del medesimo periodo e degli altri
sbocchi professionali da ripartire per ciascuna scuola di
cui al comma 1, e delle condizioni di ricettivita’ delle
scuole. L’accesso alla scuola avviene mediante concorso per
titoli ed esame. La composizione della commissione
esaminatrice, come pure il contenuto delle prove d’esame ed
i criteri oggettivi di valutazione delle prove, e’ definita
nel decreto di cui all’articolo 17, comma 114, della legge
15 maggio 1997, n. 127. Il predetto decreto assicura la
presenza nelle commissioni esaminatrici di magistrati,
avvocati e notai.
6. Le prove di esame di cui al comma 5 hanno contenuto
identico sul territorio nazionale e si svolgono in tutte le
sedi delle scuole di cui al comma 3. La votazione finale e’
espressa in sessantesimi. Ai fini della formazione della
graduatoria, si tiene conto del punteggio di laurea e del
curriculum degli studi universitari, valutato per un
massimo di dieci punti.
7. Il rilascio del diploma di specializzazione e’
subordinato alla certificazione della regolare frequenza
dei corsi, al superamento delle verifiche intermedie, al
superamento delle prove finali di esame.
8. Il decreto di cui all’art. 17, comma 114, della L.
15 maggio 1997, n. 127 , e’ emanato sentito il Consiglio
superiore della magistratura.”.
– Il decreto legislativo 19 febbraio 1998, n. 51, reca:
“Norme in materia di istituzione del giudice unico di primo
grado”.

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